Notizie storiche e culturali

Antichi cereali dell'Appennino modenese

L'attivitÓ di coltivazione cerealicola sull'Appennino modenese Ŕ dimostrata dall'esistenza di numerosi mulini ad acqua, presenti ed in buona parte attivi, fino alla seconda guerra mondiale. Se ne contavano infatti complessivamente 209, di cui 31 nelle valli del Dolo e del Dragone, 55 nell'Appennino centrale e ben 123 nelle valli dello Scoltenna e nel territorio di Montese e Guiglia.

Se pur con scarsi risultati, il primo tentativo di divulgazione tecnica nelle aziende agricole della nostra montagna fu intrapreso, a partire dalla seconda metÓ del XIX secolo, non poche resistenze incontrarono anche i tecnici delle Cattedre Ambulanti di agricoltura che si portarono sui monti, verso i primi anni del XX secolo, a proporre nuove tecniche di lavorazione del suolo e nuove varietÓ di frumento al fine di aumentare le rese produttive.

Numerose e purtroppo perdute le tante varietÓ locali che si erano fino a quel tempo formate mediante un processo di selezione naturale, guidato dalle necessitÓ di adattamento ambientale. Vennero pian piano sostituite con l'introduzione di nuove varietÓ frutto dell'opera dell'agronomo genetista Nazareno Strampelli che a partire dai primi anni del Ĺ900 incroci˛ razze diverse su cui fare selezione. Lo Strampelli fu il primo studioso che ottenne ibridi interspecifici col grano: il frumento "Terminillo" deriv˛ nel 1913 dal reincrocio frumento Rieti x segale x Rieti 1907.

La varietÓ pi¨ conosciuta in Appennino era senz'altro il "Mentana" che grazie alla precocitÓ di maturazione permetteva una pi¨ pronta mietitura con conseguente minore esposizione del prodotto - anche di dieci e pi¨ giorni - ai rischi legati alle intemperie stagionali come grandine e piogge violente, ma si ebbero buoni risultati anche con Virgilio, Gentilrosso e Marzuolo "seminato a marzo" che appunto veniva interrato in primavera per sopperire alla carenza di cereali provocata dalle gelate invernali che avevano compromesso la semina.

Un altro frumento dal nome modenese per eccellenza, Ŕ il "Mutina", unico tra quelli coltivati a non appartenere alle selezioni dello Strampelli che diede ottimi risultati produttivi tra gli anni '30 e '50 (dati riscontrabili nelle "prove dell'Ispettorato agrario di Modena").